Papa in Madagascar: incontro vescovi, “prendersi cura” dei propri sacerdoti. Il pastore è come il portiere, “prende la palla da dove la buttano”. Attenti ai “lupi” e ai preti “rigidi”

(Foto Vatican Media/SIR)

“Prendersi cura” dei propri sacerdoti. È una delle indicazioni offerte dal Papa durante l’incontro con il clero nella cattedrale di Antananarivo. Ai vescovi, il Papa ha raccomandato la “paternità spirituale” già additata come requisito ai vescovi italiani nella loro ultima assemblea di maggio, e che consiste nell’“aprire porte a tutti i sacerdoti”, ma anche nell’“andare a cercarli per accompagnarli quando attraversano un momento di difficoltà”. “Apprezzo i vostri sforzi per assicurare la formazione di autentici e santi operai per l’abbondante messe nel campo del Signore”, le parole di omaggio alla Chiesa malgascia per il suo impegno sul versante della formazione, che “deve estendersi anche al vasto mondo del laicato”, al fine di “contribuire alla trasformazione della società e della Chiesa in Madagascar”. No a diaconi come “preti mancati”, l’appello fuori testo per scongiurare il “clericalismo” dei laici. “Non fate entrare i lupi”, la raccomandazione per i seminari. Tra le sfide più urgenti da raccogliere, Francesco ha citato “la protezione dell’ambiente in uno spirito cristiano” e “il problema dell’immigrazione”. “L’uniformità non è la vita, la vita è variegata, ognuno ha il suo modo di essere persona”, ha aggiunto a braccio. Poi ha paragonato il pastore ad un portiere di calcio: “Il pastore deve prendere la vita come viene, coi risultati che vengono. Prende il pallone da dove lo buttano”. “State attenti ai preti rigidi”, l’altro monito fuori testo: “E sappiate che dietro ogni rigidità ci sono dei seri problemi”.

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