Ma io sono pronto a uccidere?

Alcune considerazioni elementari, ma che balzano subito al pensiero, a proposito dell'acceso dibattito in corso, in Italia, sulla difesa – più o meno legittima – dai malviventi

Cosa succede se hai una pistola in casa? Che prima o poi la usi. O che, se tenti di usarla per difenderti, qualcuno altrettanto armato ne userà un’altra contro di te.
Nel secondo, terribile caso, puoi rimetterci la cosa più importante: la vita. Qualcosa di simile, nei giorni scorsi, è accaduto al barista emiliano di cui molto si parla nei media e tra la gente.
Nel primo caso, può succedere che sia tu ad uccidere una persona. E cosa pesa di più sulla coscienza? Aver ammazzato una persona o aver subito il furto della tivù da 60 pollici?
Ci sembrano considerazioni elementari, ma che balzano subito al pensiero, a proposito dell’acceso dibattito in corso, in Italia, sulla difesa – più o meno legittima – dai malviventi.
Ci verrebbe da dire che bastano queste considerazioni – basate su calcoli di convenienza – per dire che non ha senso la corsa al porto d’armi e all’acquisto di una pistola o di un fucile per tutelarsi dai ladri. Ci aggiungiamo anche i tantissimi incidenti mortali dovuto al fatto che un’arma è in casa? Quanti bambini sono morti o hanno ucciso un genitore per sbaglio, per gioco?
Non sarebbe più utile dotare la propria casa dei sistemi di difesa passiva? Cioè di impianti antifurto e di telecamere. Che poi siano vere o finte poco importa: basta che siano deterrenti.
E poi, come sarebbe doveroso, facciamoci una domanda prima di comprare un’arma: ma io sono pronto a uccidere?

(*) “Gente Veneta” (Venezia)

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