L’Aquila 10 anni dopo. L’Agesci Abruzzo e la speranza del giorno dopo

All’indomani del decimo anniversario del terremoto dell’Aquila, l’Agesci Abruzzo si è data appuntamento nel capoluogo abruzzese per un incontro nel quale ricordare quanto accaduto, l’impegno degli scout sul campo per la gestione dell’emergenza ma, soprattutto, per riflettere sulla rinascita di quei luoghi devastati e delle persone che, con molto affanno, stanno cercando di scansarsi di dosso le macerie che hanno soffocato il loro sogni e loro speranze

foto SIR/Marco Calvarese

Un giorno dopo i dieci anni dal terremoto del 6 aprile 2009 che sconvolse L’Aquila, l’Agesci Abruzzo si è data appuntamento nel capoluogo abruzzese per un incontro nel quale ricordare quanto accaduto, l’impegno degli scout sul campo per la gestione dell’emergenza ma, soprattutto, per riflettere sulla rinascita di quei luoghi devastati e delle persone che, con molto affanno, stanno cercando di scansarsi di dosso le macerie che hanno soffocato il loro sogni e loro speranze.

“Buon cammino a tutti”, l’augurio del Card. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo di L’Aquila, che ha celebrato messa nella chiesa Santa Maria del suffragio ricordando a tutti gli scout intervenuti, l’importanza della “c” di cattolici che contraddistingue la sigla dell’associazione, perché c’è bisogno di Gesù nel percorso verso la santità, “possiate diventare come Dio vuole: una benedizione per gli altri”.

Nel suo discorso l’arcivescovo di L’Aquila ha ricordato il “terremoto dell’anima” che ha segnato tante persone, un concetto ripreso anche dall’assistente ecclesiastico regionale dell’Agesci Abruzzo, don Franco D’Angelo, ricordando i momenti vissuti dai circa 1800 volontari scout provenienti da tutta Italia per offrire il loro aiuto nelle tendopoli “abbiamo toccato con mano la ricostruzione. Lo scoutismo abruzzese porta con sé questo grande bagaglio di esperienza di vita che ci permette di educare i nostri ragazzi all’essenzialità, a sorridere in ogni difficoltà e alla legalità”.

Una ricostruzione iniziata immediatamente per gli scout intervenuti dai primi giorni “non una ricostruzione materiale ma la ricostruzione della persona, con quella speranza di poter credere nella vita”, le parole di don D’Angelo che ricorda la preghiera vissuta tra quelle tende che, seppur manifestazione di una precarietà, ha aiutato anche a rifondare una comunità nella quale “riscoprire l’esperienza dell’altro come dono di Dio”.

Il ricordo del terremoto è anche nelle parole di Patrizia Ciccarella e Luigi Gobbi, responsabili regionali dell’Agesci Abruzzo, che sottolineano quanto questo evento catastrofico abbia “mutato completamente la storia di questa comunità e della nostra regione”, spiegando contemporaneamente l’importanza del titolo dell’incontro “Dieci anni e un giorno”, “il giorno dopo ci dà la prospettiva di una speranza nuova. L’impegno a ricostruire e guardare il futuro con gioia con la voglia di riprogettare”.

Una ricostruzione sociale e umana per la quale l’Agesci Abruzzo investe sull’azione educativa dei gruppi presenti sul territorio, ai quali vengono affiancati anche progetti nazionali che, nel caso della gestione dell’emergenza terremoto, hanno coinvolto i capi italiani in 12 tendopoli di cui una gestita completamente in autonomia.

“Nella notte del terremoto ognuno ha la sua storia da raccontare”, le parole dell’aquilano Ruggero Mariani, incaricato della formazione capi per Agesci Abruzzo, che si ritiene fortunato per non aver ho vissuto lutti diretti e racconta del desiderio di tutti quanti di riappropriarsi di una vita “per quanto possibile normale” perseguendo l’imperativo che come scout si sono dati in questi dieci anni “ricostruire la comunità sociale che ha vissuto un trauma ancora oggi sotto gli occhi di tutti”.

Il futuro che lo si può vedere in quella che Mariani definisce la “generazione post sisma”, cioè i ragazzi nati dopo il sisma del 6 aprile 2009 e che oggi vivono il cammino dei lupetti nei 3 gruppi aquilani che fanno parte della grande famiglia Agesci Abruzzo, composta da 52 gruppi totali e oltre 4mila iscritti, “Conoscono questa L’Aquila e cerchiamo di fargli scoprire una realtà della quale saranno loro stessi a farsene padroni e portarla avanti. Questa è la sfida più importante che dobbiamo cogliere”.

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