Gesù, se tornasse oggi, starebbe sulla tastiera?

Se il mondo digitale può diventare uno spazio di comunicazione di qualità e un luogo di incontro tra persone, può rientrare a tutti gli effetti tra gli ambiti dell’impegno missionario della Chiesa

foto SIR/Marco Calvarese

“Ormai la ‘pastorale’ viene sempre fatta più sui social, ma ne siete davvero convinti?”. Scriveva così qualche giorno fa un amico lettore, perplesso dinanzi ai commenti più disparati (e spesso sgangherati) che si leggono su Facebook o su altre piattaforme digitali: “Siete sicuri – continuava – che faccia davvero bene al messaggio evangelico?”. Il nostro lettore, giustamente, si chiedeva poi se chi oggi passa tanto tempo a leggere o a scrivere sui social e su internet sia disposto ad usare lo stesso tempo per stare insieme “fisicamente” – non solo “virtualmente” – con le persone vere, quelle in carne e ossa. Chi legge sul web – denunciava ancora – spesso lo fa velocemente, facendo “zapping” vale a dire saltando da un sito all’altro, talvolta senza grandi sforzi di approfondimento. Il rischio è quello di farsi un’idea superficiale di argomenti seri ed impegnativi, perché ci si basa solo sulla lettura veloce di alcuni titoli o sui commenti più “urlati” e violenti che purtroppo si impongono nelle discussioni sui social: “In questo modo – concludeva – si rischia la banalizzazione di qualsiasi argomento e le coscienze meno strutturate (quelle dei giovani, ma non solo) si abituano a vivere nel più pervasivo relativismo. Sono convinto che Gesù, se tornasse oggi, non starebbe sulla tastiera: non ce lo vedo proprio!”. Il nostro amico non ha tratto dal cassetto la questione delle “fake news”, vale a dire le notizie false fatte circolare ad arte sulla rete, per condizionare e distorcere il punto di vista degli utenti!
Certo, è un dato sotto gli occhi di tutti che Internet presenti dei rischi. L’Azione, che intende accettare la sfida dell’informazione valorizzando, insieme al supporto cartaceo, anche gli strumenti della comunicazione digitale, ne è ben consapevole. Il mondo del digitale ormai è una realtà che non si può ignorare, perché chiunque ha un cellulare in tasca con cui può accedere in qualsiasi momento ad Internet. Non solo, siamo convinti che, in questo mondo complesso, vi siano anche delle interessanti opportunità che vanno promosse e sviluppate. Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata delle comunicazioni sociali di quest’anno ha dato un’importante indicazione affinché il mondo digitale possa essere abitato in modo virtuoso. Prendendo spunto dall’immagine del corpo e delle membra, utilizzata da san Paolo nella lettera agli Efesini, Papa Francesco afferma che i social possono essere una grande opportunità per superare la solitudine e possono così aiutare le persone ad entrare in relazione tra loro: in fondo, il desiderio più autentico di ogni uomo. La relazione però deve essere reale, non deve fermarsi al virtuale: “L’uso del social web – afferma il Pontefice – è complementare all’incontro in carne e ossa, che vive attraverso il corpo, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro. Se la rete è usata come prolungamento o come attesa di tale incontro, allora non tradisce se stessa e rimane una risorsa per la comunione. Se una famiglia usa la rete per essere più collegata, per poi incontrarsi a tavola e guardarsi negli occhi, allora è una risorsa. Se una comunità ecclesiale coordina la propria attività attraverso la rete, per poi celebrare l’Eucaristia insieme, allora è una risorsa. Se la rete è occasione per avvicinarmi a storie ed esperienze di bellezza o di sofferenza fisicamente lontane da me, per pregare insieme e insieme cercare il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce, allora è una risorsa”. Quello che anche noi, come settimanale, auspichiamo e intendiamo promuovere è che il web non sia “una rete per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere”. Se Gesù tornasse oggi, non so se starebbe sulla tastiera o se dedicherebbe del tempo ad Internet. In realtà, non ha lasciato nulla di scritto, nemmeno nella sua prima venuta: ha affidato ad altri il compito di scrivere di Lui e, attraverso i loro scritti, di diffondere il lieto annuncio. Se il mondo digitale può diventare uno spazio di comunicazione di qualità e un luogo di incontro tra persone, può rientrare a tutti gli effetti tra gli ambiti dell’impegno missionario della Chiesa. L’Azione, come da sua tradizione, intende incentivare e mettersi a servizio di questo tipo di informazione.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)

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