Nessuno brilla di luce propria

L’immagine della Chiesa-luna, con le sue conseguenze pastorali e relazionali, affiora facile sulle labbra di Papa Bergoglio: l’ultima volta lo scorso 10 aprile quando all’Udienza generale sul Padre Nostro ha ripetuto che nessuno, eccetto Gesù, brilla di luce propria. E ha spiegato: “La luce che abbiamo è un riflesso della grazia di Dio, della luce di Dio”

Quella distesa pietrosa e arida, deludente ai nostri occhi di bambini, “camminata” per la prima volta da un uomo 50 anni fa, ci avvicinò inconsapevolmente ad un’immagine scaturita nei primi secoli dai Padri d’Oriente e d’Occidente: “Come la luna, la Chiesa non splende di luce propria, ma vive nel mondo come riflesso di Cristo”.
Il nostro arcivescovo Lauro in un capitolo della sua recente lettera “Come goccia” attinge alla sapienza dei Padri per metterci in guardia dal “tragico errore” di pensare di essere noi, come Chiesa, il sole.
E invece no: se la comunità cristiana non vive con fedeltà, gratuità e speranza (i valori distillati da mons. Tisi nella sua lettera) “perde credibilità e si discosta dal Maestro”. È lui la luce del mondo, “lumen gentium”, come ribadì il Vaticano II nel documento dal titolo talvolta frainteso.
L’immagine della Chiesa-luna, con le sue conseguenze pastorali e relazionali, affiora facile sulle labbra di Papa Bergoglio: l’ultima volta lo scorso 10 aprile quando all’Udienza generale sul Padre Nostro ha ripetuto che nessuno, eccetto Gesù, brilla di luce propria. E ha spiegato: “La luce che abbiamo è un riflesso della grazia di Dio, della luce di Dio”. “Se ami è perché qualcuno, all’esterno di te, ti ha sorriso quando eri un bambino, insegnandoti a rispondere con un sorriso”. “Se ami è perché qualcuno accanto a te ti ha risvegliato all’amore, facendoti comprendere come in esso risiede il senso dell’esistenza”. Il Papa aggiungeva che questo è il “mysterium lunae”, approfondito anche nel 1939 dal teologo gesuita Hugo Rahner, fratello di Karl e insigne patrologo.
“Amiamo anzitutto perché siamo stati amati – concludeva Francesco – perdoniamo perché siamo stati perdonati. E se qualcuno non è stato illuminato dalla luce del sole, diventa gelido come il terreno d’inverno. Come non riconoscere, nella catena d’amore che ci precede, anche la presenza provvidente dell’amore di Dio?”.
La prima volta che Bergoglio, da Papa in pectore, citò il mistero della luna fu nel preconclave del marzo 2013 quando scosse i cardinali parlando dell’auto-referenzialità delle istituzioni ecclesiastiche e del “narcisismo teologico” come patologie che si sviluppano quando la Chiesa “crede involontariamente di avere una luce propria”.
Ne deriva il contagio di quella “mondanità spirituale” che consiste nel vivere, anche nella Chiesa, “per dare gloria degli uni agli altri”, ripresa da Francesco anche a braccio rispondendo ad una domanda sull’aereo nel rientro da Istanbul: “Quando si rispecchia in se stessa, la Chiesa rinuncia ad essere Chiesa”.
Cristiani forse stanchi, ma mai spenti, insomma, quando confidano in Gesù. Il satellite ci ammonisce a non girare intorno a noi stessi e a non attribuirci, personalmente o vicendevolmente, il merito di essere brillanti, ascoltati e illuminanti: “Dio è la luce, io appena una lampadina”, disse un giorno a Trento il pensatore francese Andrè Frossard.
Eppure il “mistero della luna” si può cogliere anche un incoraggiamento per ogni piccola Chiesa locale, parrocchia o gruppo ecclesiale. Commenta a proposito mons. Lauro Tisi: “Questa condizione di comunità cristiana bisognosa di perdono ci darà la gioia e l’umiltà di incontrare gli uomini e le donne del nostro tempo, riconoscendo il bene che ciascuno porta in sé. E intraprendere così percorsi di dialogo e di collaborazione in vista di ricostruire e condividere una grammatica comune dell’umano. Una Chiesa che non ha paura di porsi, come il suo Signore, in ascolto prima di prendere la parola, non punta a farsi ascoltare ma si lascia inquietare dalle domande. Non consegna parole, ma spaccati di vita in cui poter fare esperienza di Gesù di Nazaret”.

(*) direttore “Vita Trentina” (Trento)

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