Ecologia integrale e mese straordinario

È riduttivo considerare il Sinodo per l'Amazzonia, che vede vescovi ed esperti riuniti in Vaticano, come una vicenda regionale. La “conversione” che la Chiesa latinoamericana ha evidenziato fin dallo Strumento di lavoro va ben oltre il Rio delle Amazzoni: è un paradigma per la Chiesa universale. Ma il Sinodo in questo mese missionario straordinario sarà anche una manifestazione della Chiesa della Laudato si’: le analisi e le indicazioni offerte da Papa Francesco nella sua enciclica saranno rilanciate in aula, consentendoci di coglierne meglio la carica profetica e l’applicazione sofferta e feconda

foto SIR/Marco Calvarese

Era un trottolino vivace e un biblista raffinato, alternava la chitarra alla fisarmonica per far cantare le comunità di Manaus. Il rendenese padre Claudio Dalbon ci ha lasciato con tanti sogni nel settembre 2001, ma oggi dal Cielo ne vede realizzato uno: questo mese di ottobre “straordinario” per la missione in cui il mondo si mette in ascolto dei popoli e delle Chiese della Regione Panamazzonica, dove Dalbon, prima collaboratore a Recife del vescovo Camara, si è immerso per dieci anni con gli amici “guerrieri del fango” don Luigi Giuliani e don Mario Filippi.
Per loro e per tanti altri missionari operanti nelle regioni amazzoniche questa vigilia sinodale è un dono forse impensabile, la realizzazione di un’utopia prefigurata dalla Conferenza latinoamericana di Aparecida nel 2007: “obbligare” la Chiesa e l’umanità a guardare al “polmone” del pianeta”, riconoscendovi una questione di vita o di morte.
È riduttivo considerare il summit di vescovi ed esperti riuniti a Roma come una vicenda regionale. La “conversione” che la Chiesa latinoamericana ha evidenziato fin dallo Strumento di lavoro va ben oltre il Rio delle Amazzoni: è un paradigma per la Chiesa universale. Pur partendo da una diversa latitudine, le questioni emerse intersecano di taglio il futuro del Vangelo nel mondo: la capacità di farsi annuncio liberante per gli oppressi, la scelta preferenziale dei poveri, l’inculturazione della fede e della liturgia, la promozione di ministerialità non solo laddove mancano i sacerdoti, il riconoscimento del ruolo delle donne nella Chiesa e nella società….per segnalarne solo alcune.
Ma il Sinodo in questo mese straordinario sarà anche una manifestazione della Chiesa della Laudato Sì’: le analisi e le indicazioni offerte da Papa Francesco nella sua enciclica saranno rilanciate in aula, consentendoci di coglierne meglio la carica profetica e l’applicazione sofferta e feconda. Si comprende cosa intende il Papa quando mette in guardia da un certo ambientalismo strabico e punta invece dritto all’esigenza di un’ecologia integrale, che tiene insieme le esigenze dell’ambiente e quelle del sociale, promozione umana e crescita spirituale, sviluppo e giustizia: “L’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate” (LS 66).
Verrà in aiuto in questo anche la “cosmovisione” delle stesse popolazioni indigene, da ascoltare in profondità più che applaudire per le specificità folcloristiche.
Di buon auspicio è il clima promettente in cui il Sinodo comincia, una mobilitazione giovanile mondiale, tutt’altro che effimera, in quanto segna purtroppo la misura di un’angoscia epocale: “non esiste un pianeta B!”.
Alla luce della Laudato si’, possiamo dire che la conversione ecologica (ad un’ecologia integrale, appunto) fa parte integrante della missione stessa dei cristiani. È la prospettiva indicata dai versetti della Bibbia così commentati 25 anni fa da don Claudio Dalbon: “Il progetto di Babele è un progetto globalizzato che porta alla morte – scriveva il nostro missionario formatosi al Cebi brasiliano, commentando il Deuteronomio –. Dio scende e confonde per inserire nella storia umana un progetto di salvezza e di vita avviato da Abramo, che ha come realizzazione dell’alleanza la consegna della terra: in questa terra della promessa è possibile arricchirsi mantenendo l’Alleanza con Jahvè. Ma questo progetto è alternativo a Babele”.

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