Migranti: don Ambarus (Caritas Roma), “incontrare e raccontare le loro storie è una vera e propria ‘umanizzazione della città’”

“Incontrare e raccontare le storie di migrazione per conoscere le ragioni che spingono a lasciare le terre di origine, per quanto ambizioso obiettivo di questo progetto, è una vera e propria ‘umanizzazione della città’”. Così don Benoni Ambarus, direttore della Caritas diocesana di Roma, ha introdotto la presentazione del concorso “Un incontro una storia” lanciato oggi in Campidoglio in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e con il patrocino del Comune di Roma e della Regione Lazio. Don Ambarus spiega le tre motivazioni che hanno favorito la creazione del concorso. La prima vede una risposta al cammino intrapreso dalla diocesi per “ascoltare il grido della città”: “Siamo convinti che la Chiesa in uscita su invito del Papa sia la vera conversione che oggi ci viene chiesta. Come ci ha ricordato il cardinal vicario Angelo De Donatis, per ascoltare questo grido dobbiamo fare un viaggio fra gli uomini. Il frutto del vero ascolto porta alle relazioni perché ciò che l’altro vive tocca anche me”.
In seconda battuta il direttore della Caritas si sofferma su un aspetto sociale che caratterizza la Capitale: “Se avete avuto modo di girare per i quartieri di Roma avrete sicuramente notato che esiste una città reale, caratterizzata da etnie, cibi e culture diverse. Dall’altro lato esiste una città ideale dove non ci sono stranieri, colori, sapori. Per fortuna questo tipo di città monolitica non esiste a Roma. Penso che dobbiamo capire se vogliamo continuare a cercare una città che non c’è o guardare le cose in faccia e accettare una Roma dalla difficile convivenza ma che cerca un incontro”.
Infine, facendo riferimento alla propria esperienza personale e alla difficoltà di integrazione con una cultura diversa, don Ambarus aggiunge: “Non nascondo la mia preoccupazione sui minori di seconda generazione. Come faranno questi ragazzi a dare il meglio di loro stessi se ovunque si girano sentono solo un rifiuto nei loro confronti? Come potranno essere il frutto di questa città se non riusciamo a farci regalare la rosa del loro vissuto profondo? Creiamo occasioni affinché questi piccoli possano raccontarsi”.

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